sabato 27 agosto 2011

""SARDI....LA ZAPPA NEI PIEDI DA SOLI CI STIAMO DANDO....!!!


Il mare "tradito": boom di scarichi abusivi

Nel mirino hotel, ristoranti, caseifici: il 90% scarica i reflui senza pretrattamento
     SASSARI. I sindaci e gli enti di controllo, finora, hanno preferito far finta di niente: hanno chiuso gli occhi, e molto spesso anche il naso. Così il 90% degli alberghi e ristoranti, e la maggior parte delle lavanderie, frantoi, caseifici, oleifici ha continuato per decenni a tirare lo sciacquone e infischiarsene delle leggi. Ma i depuratori pubblici sono concepiti per accogliere i lasciti quotidiani delle famiglie, tutto il resto li manda in tilt. La conseguenza è facile da immaginare: i primi a riempirsi di liquami sono i fiumi, poi ogni cosa finisce in mare, dove la gente sguazza ignara. Lo scenario che viene fuori dai controlli svolti da Abbanoa è inquietante. Un conto è sapere che i residence turistici per la maggior parte non sono in regola e inquinano, un altro è tradurre questa consapevolezza in numeri: fa un altro effetto. Ed ecco i dati: le utenze produttive in Sardegna, cioè quelle che generano più inquinamento e dovrebbero adottare accorgimenti particolari rispetto alle utenze domestiche, sono 5000. Di queste almeno 400 sono altamente impattanti: si tratta dei caseifici, dei mattatoi, delle cantine vinicole, ma anche degli alberghi con le loro cucine, i ristoranti con gli oli fritti, o le lavanderie con i detergenti chimici. Abbanoa, dal 2010 ad oggi, ha cominciato una mappatura del fenomeno e ha effettuato 333 ispezioni. Da 248 di queste sono emerse irregolarità. Dopo le segnalazioni 48 utenze hanno avviato le procedure di messa a norma, mentre gli altri 200 interessati hanno fatto spallucce e sono stati denunciati ai Noe. Il reato è grave: immissione abusiva di reflui inquinanti su fognatura pubblica. Si tratta di un illecito penale, per il quale non solo sono previste la sospensione dell'attività e una multa salatissima, ma anche il carcere. Evidentemente pochi hanno prestato attenzione alla legge nazionale del 1976. Oppure a quella ripresa nel 2006 e poi normata dalla Regione Sardegna nel 2008. Dice a chiare lettere che le utenze produttive, prima di scaricare nella fogna, dovrebbero possedere un mini depuratore e pre-trattare i reflui. Separare dunque le sostanze chimiche e immettere nella rete pubblica solo quelle organiche. Queste procedure comportano costi elevatissimi. Un caseificio, per fare un esempio, se decidesse di adeguarsi alle disposizioni, spenderebbe una media di 40mila euro all'anno in più. Forse è per questo motivo che su 19 aziende sarde controllate tutte scaricavano abusivamente. Eppure i caseifici dovrebbero essere un sorvegliato speciale: se uno solo decidesse di sversare nelle fogne i residui di lavorazione, è come se in un paesino di 4000 abitanti tutti insieme tirassero contemporaneamente lo sciacquone. Lo stesso discorso vale per i solventi delle lavanderie o degli autolavaggi, e soprattutto per i frantoi, che il sabato notte, quando gli impianti di depurazione sono a corto di controlli, rilasciano impunemente tutta la poltiglia untuosa. Per i Comuni far rispettare le regole è una scelta impopolare. Significa imporre sacrifici ad attività in molti casi già in crisi, chiudere i rubinetti a residence, alberghi e ristoranti che portano turisti, indotto e posti di lavoro. Ecco come attecchisce questa cronica deregulation: l'ambiente digerisce tutto e non protesta. E poi ora c'è il capro espiatorio di Abbanoa, con i suoi depuratori malconci, e con i parametri di purezza dell'acqua sempre ballerini. Dice il direttore generale Sandro Murtas: «Basta uno sversamento di un frantoio per mandare in tilt i valori di depurazione per un mese». L'Arpas ogni 30 giorni fa i rilievi, e partono le sanzioni. Abbanoa allora ha deciso di cambiare registro, anche se per certi versi sarà una lotta contro i mulini a vento. Per prima cosa si è rivolta all'Anci, chiedendo una collaborazione da parte dei Comuni. Quindi ha concordato una linea di azione con lo sportello unico regionale per le attività produttive. La procedura che verrà seguita sarà questa: ogni utenza produttiva inquinante dovrà ottenere un'autorizzazione dal Suap comunale per poter sversare propri reflui nelle fognature. Il Suap comunale, prima di concedere i nullaosta, interpella i tecnici di Abbanoa che forniscono un parere sugli impianti di pretrattamento. Se la procedura non andrà a buon fine, dovrebbero scattare le sanzioni, la chiusura dell'attività, la segnalazione ai Noe e l'avvio di un procedimento giudiziario. I proprietari di hotel per ora non sembrano affatto preoccupati. Ad Arzachena ne sono stati ispezionati 23, inquinano tutti, ma solo 6 intendono ravvedersi. Il mega complesso alla Maddalena, per dire, non era nemmeno stato inaugurato che già si era allacciato abusivamente alla fognatura. E gli illeciti, così come gli scarichi, si spandono a macchia d'olio nell'isola. Da Alghero a Bosa, a Santa Teresa, Golfo Aranci, Olbia, Dorgali, Orosei, le attività sembrano essere tutte fuori norma. Ed è solo l'inizio dei controlli. Da qui a marzo saranno interessati l'intero Sassarese e il Cagliaritano: l'esito di queste ispezioni appare abbastanza scontato.
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    27 agosto 2011

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