lunedì 22 agosto 2011

""""Su sonos de is pedras"""

Un racconto dagli accenti poetici in cui l'artista ha svelato il cuore nascosto che da millenni si nasconde dentro quei sassi. Suoni liquidi dal calcare, cupi e profondi dal basalto... Un miracolo che si rinnova sfiorando pieghe e tagli segnati dallo scultore. Pietre che si animano e alle quali Sciola, prima di sfiorarle, dedica una preghiera simile a un inno della Natura.Pietre che percosse rivelano sonorità ancestrali sotto le sapienti mani di Favre e compagni: per un'ora circa interagiscono coniugando quei suoni con il drumming delle loro complesse macchine sonore fatte di tamburi, cimbali, bacchette, canne e tubi. Il singolare concerto - coprodotto da Time in Jazz con il festival delle Dolomiti - è l'ulteriore tappa di un progetto che proprio a Berchidda quindici anni fa ebbe il primo battesimo di fuoco. Da allora molte cose sono cambiate. E le stesse sculture sonore di Sciola sono diventate più complesse e interessanti anche per i musicisti che possono intravedere in questi oggetti d'arte ulteriori possibilità espressive.Favre suona le pietre di Sciola

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