domenica 2 ottobre 2011

""""""""""""""""""""G8, i veleni smaltiti in Sardegna""""""""""""""""""""""""


LA MADDALENA. G8 mancato: la storia delle bonifiche è senza fine, quella delle sorprese e degli effetti collaterali pure. Ora si scopre che la gran parte dei rifiuti prelevati dai terreni dell'ex arsenale è stata smaltita in Sardegna. Dove? In nove siti regolarmente autorizzati. Gli altri carichi, a quanto pare i più pericolosi, sono finiti nel Nord Italia. Sull'eliminazione delle montagne di scorie nocive ci sono, poi, straordinarie discrepanze: le versioni ufficiali fornite a suo tempo in Parlamento stridono con le carte che adesso per la prima volta arrivano nell'isola. Se alla Maddalena resta aperta la voragine del risanamento a mare su cui continua a indagare la Procura di Tempio, a distanza di anni trova conferme l'intenso traffico di Tir con le scritte «Protezione civile»: nella Nurra l'avevano notato, e segnalato, decine di automobilisti nelle calde notti di tre estati fa. E finalmente, più in generale, sarà così possibile mettere qualche punto fermo nell'intricatissima faccenda, almeno sul piano dei provvedimenti formali assunti dai delegati del governo. Specie sulle rotte dei veleni e su aspetti rimasti a lungo coperti da un inspiegabile top secret. Un'esigenza di riservatezza che sarebbe dovuta cadere non appena Berlusconi decise che il summit non si sarebbe più tenuto in Sardegna. Ma come mai questa svolta improvvisa? Le ultime novità giungono dalla valanga di documenti che l'Unità tecnica di missione ha consegnato nelle scorse settimane. Dopo iniziali resistenze, gli incartamenti sono per
venuti nelle mani della consigliera regionale Claudia Zuncheddu e dello staff di legali incaricato dall'esponente di Sel-Comunisti-Indipendentistas dell'«accesso agli atti» (ne fanno parte gli avvocati, specialisti in diritto amministrativo, Luigi Azzena e Renato Margelli). Mentre tutti gli altri enti coinvolti avevano collaborato sin dalla prima sollecitazione, la Struttura coinvolta nello scandalo Formato G8 non aveva dato seguito alla domanda. Il 25 maggio scorso la prima sezione del Tar del Lazio ha però pronunciato sentenza «contro la presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della Protezione civile e Unità tecnica di missione». Ordinando a quest'ultima di esibire i documenti richiesti dal consigliere regionale. Non c'è stata opposizione in appello e l'avvocatura dello Stato non ha trovato nulla da ridire. Così i funzionari della Struttura si sono alla fine decisi a mettere a disposizione una corposa documentazione. Più di mille pagine. Oltre un chilo e mezzo di atti amministrativi. Dossier costituito da contratti, progetti, planimetrie, tremila formulari di carico e scarico in quadruplice copia dei rifiuti trasportati via dall'arcipelago sardo. Insomma, una quantità di materiale per anni protetto dal marchio «riservato» che per la prima volta diventa di pubblico dominio grazie alla tenace iniziativa della Zuncheddu e dei suoi legali. La versione dei fatti che appare da questi fascicoli e contrasta in larga misura con le prime ricostruzioni ufficiali è dunque quella attestata in via formale dall'Unità tecnica di missione. La stessa incaricata di coordinare il risanamento nell'ex arsenale militare di Moneta tra il 2008 e il 2009, in vista del vertice dei Grandi poi spostato all'Aquila all'indomani del terremoto in Abruzzo. E riguarda soltanto, giova ribadirlo vista la complessità del quadro generale di riferimento, le bonifiche eseguite a terra. Le altre, quelle a mare, avevano infatti rivelato a distanza di mesi clamorose lacune nononostante le rassicurazioni governative, tanto che prima o poi dovranno ricominciare nello specchio di 60mila metri quadrati davanti al Main Conference. Questioni catapultate anche al centro d'inchieste tv: da Anno Zero e Ballarò sino a Report. L'ultima programmazione, prevista a quanto sembra per mercoledì prossimo su Italia 1, è delle Iene. Alcuni inviati della trasmissione da tempo scavano tra i risvolti oscuri dello scandalo. Per sapere se dalle loro indagini scaturiranno nuovi elementi non resta dunque che aspettare qualche giorno.
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1 ottobre 2011
 

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