mercoledì 31 agosto 2011

"""CONTINUANDO DI QUESTO PASSO........CHISSA !!SE''BOO!!


Una fiction fondata sul consumo dei paesaggi: ma serve la vita vera


       La crisi del turismo e la condanna a morte del sistema insediativo minore - dallo spopolamento più che dalla manovra del governo - sono questioni che stanno insieme. E andrebbero trattate insieme, con decisione: il momento non consente il punto interrogativo nel titolo - quale futuro? - dello stesso dibattito da quarant'anni. Non mancano le visioni coraggiose sul turismo, ma in genere l'approccio è titubante e rituale.  Nessuno sa più di tanto sul fenomeno - molto aleatorio - e d'altra parte la confusione rende più facile il grande o piccolo affare mentre il frullatore omogeneizza tutto nel mercato delle vacanze: gelatai e palazzinari, albergatori e faccendieri.  Dovremmo ammettere che non ce l'hanno detta giusta. Perché c'è qualcosa che va oltre le difficoltà globali. Il turismo avrebbe segnato la svolta, e invece eccoci qua. Ci hanno detto che avrebbe prodotto benessere e bellezza e invece solo qualcuno si è arricchito e la bruttezza è diffusa e socializzata; che ci avrebbe collegati facilmente con il mondo e invece abbiamo meno navi; che le filiere si sarebbero evolute e invece è il tripudio di congelato dell'Atlantico in ogni mensa.  Abbiamo immaginato la stagione lunga e invece si sono allargate le schiere di case vuote a prezzi inarrivabili per le giovani coppie. L'occupazione nel turismo è di 40/50 giorni: per fare un anno di lavoro ce ne vogliono dieci. Meglio di nulla, dicono nei centri delle ferie dorate, dove la Caritas è più attiva che altrove.  Il Pil relativo al turismo è poca roba e dovremmo leggerlo in confronto ai costi elevati della metropoli turistica sparpagliata, energivora e dissipatrice, a regime per un mese e mezzo. Poi c'è il capitolo del quanto sfugge al fisco. Meno arrivi, meno presenze, meno tutto, e i dati peggiori sono ovviamente nei luoghi più marginali e inaccessibili senza mezzi propri.  Le ragioni della crisi sono confuse, ma qualcosa si capisce nell'incerto complesso di cose, come nella canzone di Paolo Conte. La
      Sardegna ha prezzi inammissibili, come se la rendita del metroquadro costituisse ormai il modello: come spiegare altrimenti un chilo di ravioli a 28 euro? E se fosse che l'isola ha perso fascino perché la "troppa Sardegna" - secondo Giuliano Amato - è una sceneggiata mediocre, invadente, debordata oltre le marine dei vip? E se fosse che le risposte deprimono i mercati, come si dice oggi? Se le istituzioni locali chiamano Briatore a consulto vuol dire che siamo davvero molto vicini ai riti propiziatori per l'estate che verrà.  Racconti ingannevoli da decenni. Come se avessero messo in giro bond-spazzatura, appendendo il futuro di più generazioni a una fiction fondata sul consumo dei paesaggi. E' vero: ci sono eccellenti operatori turistici, ma sono pochi e ai bordi del ciclo edilizio. Le comunità piccole sono il pesante lato b. L'altra Sardegna: quei Comuni passati per numerose avversità e sfide epocali (la formula "vidazzone/paberile" per l'uso della terra ha tenuto uniti pastori e contadini). La proposta di privarli di assemblee civiche è insensata - e infatti accantonata - ma è servita a evidenziare il deserto che avanza oltre la scorza costiera. Ci riguarda tutti e dovunque stiamo dovremmo preoccuparci di territori senza presìdi. Di paesi privati del futuro solo perché la bassa densità abitativa non merita riguardi e servizi. Lo spopolamento, si sa, procura disservizi. Se non ci sono i numeri non vale metterci un bancomat ad Abinei, il paese- metafora di Giorgio Todde, fermo a 808 abitanti; figurarsi un maestro, un medico, un carabiniere. E più si toglie e più si fiacca l'orgoglio di stare lì, la voglia di provare a resistere senza la prospettiva di un lavoro, difficile da realizzare senza sostegno. L'umiliazione inflitta ai pastori è inaccettabile ed è un grave errore che non si vada in soccorso di quel disagio, anche con generose rinunce. E qualcuno prima o poi chiederà conto dei fondi europei pensati per aiutare le comunità più deboli e spesi per opere inutili in aree più fortunate. O la Sardegna si farà carico con ogni mezzo di salvare ogni parte dell'isola - dove sia bello vivere - o non c'è futuro. E i turisti, appunto, preferiscono i luoghi autentici e abitati con piacere.
      31 agosto

      Etichette:

      """"I SARDI NON PAGHINO LE BOLLETTE PAZZE!!""""

      CAGLIARI. «I sardi non rinuncino a reclamare per i propri diritti». Le «bollette pazze» di Abbanoa sono un esempio della fatica che i cittadini debbono sopportare nel rapporto con l'amministrazione pubblica. Lo hanno denunciato ieri i sindacati Cgil-Cisl e Uil in una conferenza con i responsabili delle organizzazioni Adiconsum, Adoc, Federconsumatori e Cittadinanzattiva. «I disservizi di Abbanoa non possono essere pagati dai sardi». E di fronte alla bollette pazze viene l'indicazione chiara: «Non pagate e presentate ricorso».
      Cgil-Cisl e Uil scendono in campo per due motivi: «La difesa del reddito non passa solo attraverso l'aumento del reddito e delle pensioni», ha spiegato Mario Medde (Cisl), «ma anche per il contenimento dei prezzi delle tariffe». Il secondo motivo riguarda l'acqua come bene primario: «Siamo contro la privatizzazione e contro chi ha sponsorizzato l'attuale disservizio che viene addebbitato agli utenti», afferma Enzo Costa (Cgil). I capi d'accusa contro Abbanoa vengono sollevati dai rappresentanti delle associazioni. Giorgio Vargiu (Adiconsum) attacca: «Quando Abbanoa è subentrata nella gestione del servizio ha commesso molti errori. Innanzitutto non c'è stata la lettura dei consumi effettuati e allora chiedo sino a quanti metri cubi si deve riconoscere il corrispettivo al vecchio gestore e da quali metri cubi in poi si deve pagare il nuovo»?

      Il problema non è da poco: c'è un probabile indebito arricchimento (con danno erariale) e tariffe alle stelle per i poveri cittadini che si sono visti caricare i consumi pregressi sulla fascia più onerosa delle tariffe. Il secondo capo d'accusa riguarda il subentro di Abbanoa nel servizio svolto dai Comuni, i quali nel 2006 avevano smesso di fatturare «perché si era fatto credere loro», precisa Vargiu, «che non potevano essere messe a bilancio le somme derivanti dalle fatturazioni». Anche in questo caso i sardi hanno ricevuto bollette più salate: «Ogni utente ha titolo e diritto a presentare reclamo per gli anni dal 2005 al 2008 e parte del 2009 per vedersi ricalcolare le fatture sulla base della decisione del Tar che nel 2005 aveva dato ragione agli utenti». 


      C'è anche un terzo punto: la sostituzione dei contatori effettuata da Abbanoa senza la presenza fisica dell'utente interessato e quindi senza alcuna certezza dei consumi tanto che sono arrivate bollette stratosferiche per il pregresso. Giuliano Frau (Adoc) spiega che siamo in presenza di consumi gonfiati: «I cittadini si sono visti richiedere somme non dovute e questo è accaduto in un momento in cui Abbanoa aveva forti problemi di liquidità».

      Nonostante le apparenze, nella conferenza nessuno spara su Abbanoa «che è un soggetto giuridico responsabile» ma il disservizio è attribuito tutto a coloro che hanno creato questa situazione e cioè la classe politica. «È venuta a mancare la politica dell'acqua», sostiene Andrea Pusceddu (Federconsumatori), «si pensi che a Quartu su circa 50 mila utenze ne sono censite 10 mila. Significa che quell'acqua la stiamo pagando tutti noi». Che fare? Ieri mattina i segretari del sindacato, Enzo Costa (Cgil), Mario Medde (Cisl) e Terenzio Calledda (Uil) hanno inviato una lettera al governatore Cappellacci per chiedere che la Regione convochi un tavolo tecnico con Abbanoa e l'Autorità d'ambito.

      Si chiede la sospensione dei pagamenti; (Abbanoa ha incaricato la società Recu.S di Treviso di tentare di riscuotere le partite incagliate, incerte. E il cittadino? «Il consiglio è di non pagare», dice Pusceddu, «avanzare il reclamo magari attraverso le associazioni, attendere la risposta e, se Abbanoa non risponde entro 30 giorni, procedere con la conciliazione». Abbanoa ha replicato preoccupata: «Quanto dichiarato genera allarme, alimenta il contenzioso. Gli utenti potrebbero essere indotti a esporsi, a causa di aspettative sbagliate».
        

      """""Consumi gonfiati al cambio del gestore che replica: «È sbagliato, sono tesi infondate»"""""


        © RIPRODUZIONE RISERVATA
        3 marzo 2011

        Etichette:

        """""«I preservativi non servono a fermare l'Aids»""""

        di Claudio Zoccheddu
        VERO MILIS. "Le possibilità di contagio dell'Hiv rimangono invariate o addirittura aumentano quando si propagandano i profilattici". E' uno degli incisi pubblicati sul mensile "Sophia", edito dalla parrocchia di Santa Sofia, che hanno scatenato l'indignazione e lo sdegno di tanti concittadini di don Gerardo Pitzalis, lo stesso che qualche tempo fa era stato il protagonista di un eclatante litigio col diacono.

        Questa volta, il prete, ha suscitato scalpore in qualità di "direttore" del mensile parrocchiale che ha scelto di riportare un articolo firmato da Lorenzo Schoepflin, un noto giornalista vicino agli ambienti vaticani. L'obiettivo dell'articolo di Schoepflin è dimostrare l'inutilità del preservativo nella lotta contro l'Aids e, inoltre, sottolineare come la Chiesa abbia ragione nel sostenere la campagna contro l'uso dei condom dichiarandosi a favore dell'astinenza, indicata come unico valido rimedio per limitare la diffusione del virus Hiv. Sicuramente parole sante che, però, non sono condivise da tutti. Qualche volta, forse, a ragione. Infatti, la tesi che vuole associare la propaganda dei preservativi all'aumento della diffusione dell'Aids sembra non reggere. Ne sono convinti i contestatori di don Gerardo, preoccupati soprattutto perché il mensile viene distribuito anche ai giovanissimi, con tutti i rischi del caso.

        Tra le righe dell'articolo della discordia si legge anche che, a parere di Schoepflin e delle sue fonti scientifiche, "l'aumento della distribuzione dei profilattici nei paesi dell'Africa nera coinciderebbe con l'aumento dell'infezione. Un rapporto di causa-effetto che certamente evidenzia la totale inefficacia di quello che viene presentato come l'unico rimedio possibile". Affermazioni che vengono giudicate gravi da medici e politici locali, oltre che da tanta gente che ha deciso di intrevenire sull'argomento. E' il caso di Elena Canu, medico: "Questa è un'affermazione veramente gravissima. Milioni di persone muoiono ancora di Hiv nel mondo e l'unico mezzo ad oggi conosciuto per prevenire il contagio è il condom, o profilattico che dir si voglia (sia il condom maschile che il condom femminile, anche se meno conosciuto). Utilizzarlo è uno dei tanti atti di responsabilità che vengono richiesti dalla scienza e dalla medicina, oltre che dal buon senso, alle persone che hanno rapporti sessuali. Anche se, la certezza della prevenzione si ottiene solo con la castità". Quasi un'utopia, nel 2011. 


        Anche la politica locale ha stigmatizzato l'articolo pubblicato su "Sophia": "Suggerire la castità e la fedeltà è più che legittimo - spiega Ivo Fenu, rappresentante della minoranza consiliare sanverese -. Sostenere che la possibilità di contagio rimangono invariate, o addirittura aumentano semplicemente quando si propaganda lìuso dei profilattici, è a dir poco delittuoso. Spero che i giovani sanveresi siano sufficientemente saggi e avveduti per trarre le giuste considerazioni". Insomma, la polemica sulla pubblicazione e sui contenuti dell'articolo infuria tra le vie del paese dove è senz'altro l'argomento del giorno. L'unica cosa su cui i tutti i sanveresi possono dirsi d'accordo.
        30 agosto 2011

        Etichette:

        domenica 28 agosto 2011

        """""IL"" NAPALM""""""QUESTO VIENE USATO A QUIRRA"""!!!


        Noi addestriamo dei giovani a scaricare napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere “cazzo” sui loro aerei perché è osceno

        Mi piace l’odore del napalm di mattina. Una volta una collina la bombardammo per dodici ore e finita l’azione andai lì sopra. Non ci trovammo più nessuno, neanche un lurido cadavere di viet. Ma quell’odore! Si sentiva quell’odore di benzina. Tutta la collina…odorava di…di vittoria!

        queste frasi di apocalypse now ricordano la guerra del vietnam, dove i marines e i vietcong (per gli amici Charlie) giocavano a nascondino nella giungla.... i vietcong con le trappole e le imboscate e gli americani con i mortai, gli elicotteri e il napalm.

        ma che cos'è il napalm, ve lo siete mai chiesti??
        oggi cercherò di rispondere a questa domanda con un pò di copia incolla da internet XD

        Il Napalm è una gelatina a base di petrolio con un additivo di alluminio. più precisamente è un derivato dell'acido naftenico o naftoico e dall'acido palmitico, che si trova per esempio nelle noci di cocco, usato per costruire bombe, mine e combustibile per i lanciafiamme.
        Il nome NAPALM è un acronimo che deriva da NAftenico e PALMitico. Nasce per risolvere i problemi connessi ai precedenti liquidi infiammabili: il meccanismo di combustione, il fatto che non bruciavano a contatto col ferro, e che potevano essere spenti dall’acqua. Il Napalm sganciato dagli aerei non necessita di un innesco o di un esplosione per prendere fuoco, brucia per autocombustione a contatto col terreno. Si attacca come petrolio su praticamente qualsiasi superficie e brucia fino a distruggerla completamente, questa caratteristica rende possibile il suo utilizzo per attaccare mezzi blindati e corazzati che, anche se non dovessero essere distrutti, rimarrebbero senza equipaggio. Ovviamente brucia anche sottacqua. Questa terribile arma fu usata in Vietnam per distruggere villaggi e tutto quello che contenevano (militari, contraeree e civili). Durante quella guerra il suo utilizzo provocò numerose rimostranze in America e oggi il suo utilizzo è meno frequente. (in piq un bombardamento aereo col napalm in una simulazione)

        contenti??? ora vado a guardarmi un film
        CONDIVIDO""PEACE PEACE!!!!
        peace and love fratelli XD
         Condividi

        Etichette:

        sabato 27 agosto 2011

        ""SARDI....LA ZAPPA NEI PIEDI DA SOLI CI STIAMO DANDO....!!!


        Il mare "tradito": boom di scarichi abusivi

        Nel mirino hotel, ristoranti, caseifici: il 90% scarica i reflui senza pretrattamento
           SASSARI. I sindaci e gli enti di controllo, finora, hanno preferito far finta di niente: hanno chiuso gli occhi, e molto spesso anche il naso. Così il 90% degli alberghi e ristoranti, e la maggior parte delle lavanderie, frantoi, caseifici, oleifici ha continuato per decenni a tirare lo sciacquone e infischiarsene delle leggi. Ma i depuratori pubblici sono concepiti per accogliere i lasciti quotidiani delle famiglie, tutto il resto li manda in tilt. La conseguenza è facile da immaginare: i primi a riempirsi di liquami sono i fiumi, poi ogni cosa finisce in mare, dove la gente sguazza ignara. Lo scenario che viene fuori dai controlli svolti da Abbanoa è inquietante. Un conto è sapere che i residence turistici per la maggior parte non sono in regola e inquinano, un altro è tradurre questa consapevolezza in numeri: fa un altro effetto. Ed ecco i dati: le utenze produttive in Sardegna, cioè quelle che generano più inquinamento e dovrebbero adottare accorgimenti particolari rispetto alle utenze domestiche, sono 5000. Di queste almeno 400 sono altamente impattanti: si tratta dei caseifici, dei mattatoi, delle cantine vinicole, ma anche degli alberghi con le loro cucine, i ristoranti con gli oli fritti, o le lavanderie con i detergenti chimici. Abbanoa, dal 2010 ad oggi, ha cominciato una mappatura del fenomeno e ha effettuato 333 ispezioni. Da 248 di queste sono emerse irregolarità. Dopo le segnalazioni 48 utenze hanno avviato le procedure di messa a norma, mentre gli altri 200 interessati hanno fatto spallucce e sono stati denunciati ai Noe. Il reato è grave: immissione abusiva di reflui inquinanti su fognatura pubblica. Si tratta di un illecito penale, per il quale non solo sono previste la sospensione dell'attività e una multa salatissima, ma anche il carcere. Evidentemente pochi hanno prestato attenzione alla legge nazionale del 1976. Oppure a quella ripresa nel 2006 e poi normata dalla Regione Sardegna nel 2008. Dice a chiare lettere che le utenze produttive, prima di scaricare nella fogna, dovrebbero possedere un mini depuratore e pre-trattare i reflui. Separare dunque le sostanze chimiche e immettere nella rete pubblica solo quelle organiche. Queste procedure comportano costi elevatissimi. Un caseificio, per fare un esempio, se decidesse di adeguarsi alle disposizioni, spenderebbe una media di 40mila euro all'anno in più. Forse è per questo motivo che su 19 aziende sarde controllate tutte scaricavano abusivamente. Eppure i caseifici dovrebbero essere un sorvegliato speciale: se uno solo decidesse di sversare nelle fogne i residui di lavorazione, è come se in un paesino di 4000 abitanti tutti insieme tirassero contemporaneamente lo sciacquone. Lo stesso discorso vale per i solventi delle lavanderie o degli autolavaggi, e soprattutto per i frantoi, che il sabato notte, quando gli impianti di depurazione sono a corto di controlli, rilasciano impunemente tutta la poltiglia untuosa. Per i Comuni far rispettare le regole è una scelta impopolare. Significa imporre sacrifici ad attività in molti casi già in crisi, chiudere i rubinetti a residence, alberghi e ristoranti che portano turisti, indotto e posti di lavoro. Ecco come attecchisce questa cronica deregulation: l'ambiente digerisce tutto e non protesta. E poi ora c'è il capro espiatorio di Abbanoa, con i suoi depuratori malconci, e con i parametri di purezza dell'acqua sempre ballerini. Dice il direttore generale Sandro Murtas: «Basta uno sversamento di un frantoio per mandare in tilt i valori di depurazione per un mese». L'Arpas ogni 30 giorni fa i rilievi, e partono le sanzioni. Abbanoa allora ha deciso di cambiare registro, anche se per certi versi sarà una lotta contro i mulini a vento. Per prima cosa si è rivolta all'Anci, chiedendo una collaborazione da parte dei Comuni. Quindi ha concordato una linea di azione con lo sportello unico regionale per le attività produttive. La procedura che verrà seguita sarà questa: ogni utenza produttiva inquinante dovrà ottenere un'autorizzazione dal Suap comunale per poter sversare propri reflui nelle fognature. Il Suap comunale, prima di concedere i nullaosta, interpella i tecnici di Abbanoa che forniscono un parere sugli impianti di pretrattamento. Se la procedura non andrà a buon fine, dovrebbero scattare le sanzioni, la chiusura dell'attività, la segnalazione ai Noe e l'avvio di un procedimento giudiziario. I proprietari di hotel per ora non sembrano affatto preoccupati. Ad Arzachena ne sono stati ispezionati 23, inquinano tutti, ma solo 6 intendono ravvedersi. Il mega complesso alla Maddalena, per dire, non era nemmeno stato inaugurato che già si era allacciato abusivamente alla fognatura. E gli illeciti, così come gli scarichi, si spandono a macchia d'olio nell'isola. Da Alghero a Bosa, a Santa Teresa, Golfo Aranci, Olbia, Dorgali, Orosei, le attività sembrano essere tutte fuori norma. Ed è solo l'inizio dei controlli. Da qui a marzo saranno interessati l'intero Sassarese e il Cagliaritano: l'esito di queste ispezioni appare abbastanza scontato.
          © RIPRODUZIONE RISERVATA
          27 agosto 2011

          Etichette:

          """OSSIDIANA LA PIETRA PSICHICA""""

          L'Ossidiana era lava di eruzione vulcanica. È una pietra che sta in relazione con la purificazione dell'ego, bruciandolo e lasciandolo in un mucchietto di ceneri.
          Essa sa che l'ego è un ostacolo per la manifestazione dello spirito e per questo lo considera suo nemico. Nella sua azione è molto dura con esso, lo detesta e intraprende una guerra feroce contro l'ego. E' astuta quanto lui.
          La sua tattica è quella di annullarlo facendolo apparire ai nostri occhi così com'è. E' una pietra di auto-conoscenza e le sue macchie bianche simboleggiano il "guardarci dentro" che ci aiuta a fare.
          L'Ossidiana è collegata con il subconscio e il suo principale obiettivo è quello di portare alla nostra coscienza la realtà della nostra psiche e della nostra memoria. Le realtà dalle quali cerchiamo di fuggire, nascondendole nella profondità del subconscio, attraverso l'oblio.
          Gli avvenimenti dolorosi della nostra infanzia, le persone che cerchiamo di dimenticare, le emozioni represse, i blocchi, le paure, i desideri frustrati si trovano tutti repressi nell'inconscio e si trasformano in "virus" che ci influenzano costantemente.
          I traumi irrisolti bloccano il pieno sviluppo della nostra coscienza spirituale.
          L'unico modo di vincere questi traumi è quello di affrontarli coscientemente e l'Ossidiana può aiutarci a farlo.
          L'Ossidiana annulla le paure inspiegabili, chiarendo le loro origini e le cause. A chi soffre di insicurezza offre fiducia in se stessi, rivelando loro il vero motivo di questo sentimento.
          Questa pietra riflette le mancanze del nostro carattere, ci fa soffrire mostrandoci chiaramente il danno che facciamo a determinate persone, però allo stesso tempo chiarisce la nostra coscienza perché non torniamo a ripeterlo.
          L'Ossidiana distrugge le nostre illusioni implacabilmente e ci avvisa quando gli obiettivi che perseguiamo sono impossibili. Spegne i sogni che ci impediscono di vedere la verità nuda e cruda.
          A tutti risulta difficile confrontarsi con le larve mentali che abbiamo incrostate nel nostro ego. Ma se lo facessimo riusciremmo a gettarle via per sempre dal nostra essere.
          L'Ossidiana è una pietra terapeutica. Ha una coscienza acuta che scopre con somma precisione ciò che più intorpidisce la nostra crescita spirituale. Utilizzare questa pietra equivale ad un trattamento da un analista, anche se in questo caso l'"analista" è ispirato dal divino per diagnosticare immediatamente tutti i punti malati.
          L'Ossidiana tira fuori tutto il nostro potere di volontà di perfezionarci interiormente. Nel caso che abbiamo poca forza di volontà potrà fare poco per noi.
          L'Ossidiana agisce in collegamento diretto con il nostro Io superiore e ci informa di ciò che dobbiamo fare. Se in un dato momento della nostra vita dovessimo passare per un'esperienza difficile, essa ci rivelerà il perché di questa prova.
          Per tutti questi motivi, vediamo pure che l'Ossidiana è una pietra di profonda espansione interiore, ci libera dalle correnti del passato che ci impedivano la nostra piena apertura spirituale.
          Tuttavia l'Ossidiana ha anche un lato affabile. Quando ricorriamo ad essa in situazioni estreme come, per esempio, dopo un violento chock emozionale, la sua polarità si inverte: Allora essa diventa dolcemente ricettiva ed emette risposte che alleviano il dolore.

          L'Ossidiana deve essere usata con cautela. Quando la persona sente di avere una grande carica psicologica, deve utilizzare la pietra in gruppo o con un terapeuta di fiducia. Deve sempre usarla accompagnata da un Cristallo bianco. Meglio ancora se si mette una collana di cristallo bianco per circondare positivamente la sua testa.

          Etichette:

          venerdì 26 agosto 2011

          """"Abbandonato il «Nuraghe Izzana»


          AGGIUS. Resta una incompiuta l'intervento di valorizzazione del nuraghe Izzana. Alla realizzazione della stradina di raggiungimento dell'area in cui sorge e del ponticello in legno sul corso d'acqua antistante non ha fatto infatti seguito alcuna altra opera rientrante nel disegno generale di valorizzazione di un sito archeologico insigne sia per collocazione sia per conformazione e stato di conservazione del nuraghe, citato per la sua «tholos». Il nuraghe Izzana ricade in territorio comunale di Tempio ma solo per alcune decine di metri di distanza dal confine con Aggius al cui territorio da tutti viene sommariamente attribuito. Si trova infatti nel bel mezzo di quell'area paesaggisticamente rilevante dall'originario nome di Li Parisi, divenuto poi Piana dei Grandi Sassi per i naturalisti che l'hanno studiata e quindi Valle della Luna per la pubblicistica turistica. Grande è pertanto il richiamo per una vasta serie visitatori alle prese però con i disagi attribuibili alla mancata piena fruizione dell'area intorno al nuraghe. Gli interventi che hanno portato qualche anno fa alla realizzazione della strada di avvicinamento al monumento e al ponticello in legno rientravano in un progetto congiunto delle amministrazioni comunali di Aggius e di Tempio auspicato dalla Soprintendenza alle Antichità di Sassari, finanziato dall'assessorato regionale alla Cultura e avvantaggiato dalla disponibilità dei proprietari dei terreni interessati che nulla hanno preteso per il passaggio della strada nei loro luoghi. E' la stessa disponibilità dichiarata dai proprietari delle aree intorno al nuraghe in vista della completa valorizzazione della grande costruzione megalitica.  Ed è appunto questo l'intervento che è atteso per completare il disegno della completa valorizzazione del sito e della piena fruizione da parte di tanti visitatori, attuali e potenziali.  Un intervento che che le amministrazioni comunali di Tempio ed Aggius, magari i buoni uffici della Soprintendenza e dell'Unine dei comuni, dovrebbero quanto prima attivarsi a realizzare. (t.b.)
          26 agosto 2011

          Etichette: