"""CONTINUANDO DI QUESTO PASSO........CHISSA !!SE''BOO!!
Una fiction fondata sul consumo dei paesaggi: ma serve la vita vera
La crisi del turismo e la condanna a morte del sistema insediativo minore - dallo spopolamento più che dalla manovra del governo - sono questioni che stanno insieme. E andrebbero trattate insieme, con decisione: il momento non consente il punto interrogativo nel titolo - quale futuro? - dello stesso dibattito da quarant'anni. Non mancano le visioni coraggiose sul turismo, ma in genere l'approccio è titubante e rituale. Nessuno sa più di tanto sul fenomeno - molto aleatorio - e d'altra parte la confusione rende più facile il grande o piccolo affare mentre il frullatore omogeneizza tutto nel mercato delle vacanze: gelatai e palazzinari, albergatori e faccendieri. Dovremmo ammettere che non ce l'hanno detta giusta. Perché c'è qualcosa che va oltre le difficoltà globali. Il turismo avrebbe segnato la svolta, e invece eccoci qua. Ci hanno detto che avrebbe prodotto benessere e bellezza e invece solo qualcuno si è arricchito e la bruttezza è diffusa e socializzata; che ci avrebbe collegati facilmente con il mondo e invece abbiamo meno navi; che le filiere si sarebbero evolute e invece è il tripudio di congelato dell'Atlantico in ogni mensa. Abbiamo immaginato la stagione lunga e invece si sono allargate le schiere di case vuote a prezzi inarrivabili per le giovani coppie. L'occupazione nel turismo è di 40/50 giorni: per fare un anno di lavoro ce ne vogliono dieci. Meglio di nulla, dicono nei centri delle ferie dorate, dove la Caritas è più attiva che altrove. Il Pil relativo al turismo è poca roba e dovremmo leggerlo in confronto ai costi elevati della metropoli turistica sparpagliata, energivora e dissipatrice, a regime per un mese e mezzo. Poi c'è il capitolo del quanto sfugge al fisco. Meno arrivi, meno presenze, meno tutto, e i dati peggiori sono ovviamente nei luoghi più marginali e inaccessibili senza mezzi propri. Le ragioni della crisi sono confuse, ma qualcosa si capisce nell'incerto complesso di cose, come nella canzone di Paolo Conte. La

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