domenica 31 luglio 2011

"50 anni di silenzi!chi risanera la nostra terra??

Un dramma iniziato con l'industria

I materiali tossici sono stati sotterrati fin dagli anni '60
   SASSARI. In principio fu la Sir, quella di Nino Rovelli. Un ciclone moderno di industrializzazione selvaggia che, in realtà, nascondeva sotto terra schifezze di ogni genere che - per altre vie - finivano anche in mare. Inquinamento senza controllo e - per quegli anni - legislazione inadeguata per la tutela dell'ambiente. Il risarcimento non c'è mai stato. Tante battaglie e pochi risultati.  Buche nel terreno trasformate in «bocche» per accogliere scarichi di veleni e colline di materiali tossici che sono cresciute con gli gli anni. Poi sono passate le società chimiche, hanno cambiato nome e il disastro è rimasto sepolto sotto terra, dove i veleni hanno trovato corsi d'acqua che hanno spinto benzene e altre sostanze verso il mare del Golfo dell'Asinara. Non ha mai pagato nessuno, perchè l'Eni ha tenuto sempre la fiammella accesa nello stabilimento petrolchimico di Porto Torres, ha pagato stipendi e offerto lavoro a migliaia di persone. Salvezza contro la crisi. E a nessuno andava di storcere il naso. Così non sono mai state neppure pensate le alternative, se non con timide iniziative durate lo spazio di qualche settimana. E l'inquinamento è rimasto come il fuoco che cova sotto la cenere. Fino agli ultimi anni, quando è cresciuta la senisibilità ambientale, la legislazione è stata completata. E nel 2002 - articolo 14 della legge 31 luglio n. 179, nove anni fa esatti - le aree industriali di Porto Torres sono state inserite tra gli interventi di bonifica di interesse nazionale (di cui alla legge 426/98). C'era da perimetrare tutto e sperare di entrare nella cerchia dei «siti di interesse nazionale», quindi essere parte dei finanziamenti.  L'Eni non ha mai negato la necessità di risanare le aree industriali inquinate, ha anche indicato nei documenti le prime cifre da spendere (i famosi 530 milioni tornati d'attualità negli ultimi mesi con l'iniziativa della chimica verde), ma il grande passo non c'è mai stato. La situazione è migliorata, è vero, perchè il sistema è diverso. E nei mesi scorsi, in primavera, c'era stato il confronto - neanche tanto semplice - tra l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni e il ministro dell'Ambiente e tutela del territorio Stefania Prestigiacomo. Argomento: la definizione di un Protocollo d'intesa che consentisse di trovare una sorta di pax legale nei nove siti di interesse nazionale seriamente inquinati. Tra questi Porto Torres. L'intesa che avrebbe dovuto favorire un maxi sconto, finora non c'è stata. La storia più recente è quella della chimica verde. L'Eni non può andare via da Porto Torres senza bonificare aree inquinate da anni di attività industriale, perchè le sentenze giudiziarie che cominciano ad arrivare (vedasi quella del Tribunale di Torino per la storia di Pieve Vergonte e il disastro ambientale nel Lago Maggiore) potrebbero lasciare segni pesanti nei conti della società che ha tra i soci più importanti il ministero del Tesoro.  «Il ministro chiede all'Eni solo di fare utili», ha detto nei giorni scorsi, a Porto Torres, il vice segretario nazionale del Pd Enrico Letta. E l'Eni non può bonificare le aree industriali senza «agganciarsi» a un progetto di rilancio. La joint venture con Novamont apre un fronte decisivo: sul binario dell'innovazione devono passare necessariamente le bonifiche. I 530 milioni di euro sono una piccola fetta. Oggi i giudici chiamano in causa i presenti per rivolgersi anche agli assenti, come faceva la vecchia maestra. Non si fugge dall'inquinamento, e forse la giustizia può riuscire dove ha fallito la politica.
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30 luglio 2011
 

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venerdì 29 luglio 2011

-NO RADAR-NO RADAR-!!!!!!!!

Il Tar estende lo stop ai radar e ora il governo è nella bufera

Mentre infuria la protesta per le mancate risposte del governo, il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna ha sospeso sino a ottobre la costruzione di radar a Sant’Antioco e Fluminimaggiore
di Pier Giorgio Pinna SASSARI. Il Tar estende lo stop ai radar: dopo Tresnuraghes, lavori bloccati sino al 5 ottobre a Fluminimaggiore e a Sant'Antioco. Pausa di riflessione, in attesa di una pronuncia sul merito. Esultano i comitati contro le installazioni, considerate a tutti gli effetti «nuove servitù militari lungo la costa ovest dell'isola». Ma certo non con il governo: accusato - per le mancate risposte alle interrogazioni dei deputati democratici Caterina Pes e Giulio Calvisi - di lasciare indefinita la questione. E non basta. Dai presìdi nati dalla Nurra sino all'Iglesiente arrivano critiche per la giunta regionale: «Non fa nulla per schierarsi in difesa dell'ambiente e della salute».

Dice l'architetto sassarese Stefano Fois, che sotto il profilo paesaggistico ha studiato il caso dall'inizio partendo da Sant'Antioco per risalire via via a nord: «Gli sviluppi arrivati da Roma confermano la sensazione di assenteismo e silenzio avvertita in questi mesi. Si è presentata l'operazione in una chiave minimalista. La si è spacciata come l'esigenza di contrastare flussi migratori clandestini, facilmente controllabili attraverso i satelliti. In realtà, si voleva evitare che si sollevassero opposizioni contro la nascita di altre servitù». Un tentativo non riuscito. Soprattutto dopo che l'ammiraglio Usa alla guida della Nato nell'Europa meridionale e in Africa ha spiegato al vertice della Maddalena il 4-5 luglio che la sorveglianza radar nel Mediterraneo va intensificata per ragioni di sicurezza militare. Un riferimento indiretto ma evidente alla Sardegna. Così ora, dopo che da Roma non sono giunti i chiarimenti, i comitati rincarano la dose delle loro accuse.

Dall'Argentiera, uno dei centri scelti a suo tempo per l'installazione delle apparecchiature, Claudio Demontis informa che i membri dei vari presìdi stanno consultandosi «per varare un unico documento sulle recenti evoluzioni». «In ogni caso - sostiene - la nostra posizione, supportata dal sindaco e dall'amministrazione di Sassari, resta uguale: siamo contrari a quest'iniziativa per ragioni ambientali e per le caratteristiche del terreno dove si vorrebbe fare l'intervento». «Le mancate risposte del governo, del resto, assomigliano tanto a quelle della Giunta Cappellacci - aggiunge - Nessuno ci convoca. Vorremmo spiegare i problemi, evitare strumentalizzazioni, tenere una sola linea. Ma non ci danno l'opportunità per farlo». «L'unica consolazione è che sembra siano stati perduti i contributi agevolati per i lavori - conclude Demontis - Ma sono coinvinto che faranno di tutto per recuperarli».


Claudia Cossu, da Tresnuraghes, incalza: «In parlamento il ministro Vito si è limitato a dire cose che conoscevamo già o a non rispondere. Meno male che c'è la sospensiva del Tar. Dalla giustizia amministrativa ci si può attendere qualche soluzione. Se non ci sarà, ci rivolgeremo a Bruxelles. Col benestare della Regione, si sta creando una contraddizione: dato che le nostre aree sono tutelate a livello ambientale dalla Ue, come si giustifica che oggi con i radar l'Europa cerchi di salvaguardare altri suoi interessi del tutto stridenti con i primi». Critiche bipartisan al governo («Un ministro per niente informato») e al deputato Caterina Pes («La sua posizione è stata troppo debole») da Paola Angius, che a Capo Pecora segue il movimento sul fronte di Arbus e Fluminimaggiore. Angius non lesina accuse allo stesso Pd: «Dopo che il senatore Antonello Cabras ha difeso la necessità di queste installazioni nell'assemblea Nato alla Maddalena, mi sembra che il partito sia diviso in due anime diverse: tutto ciò è espressione di debolezza».

Soddisfattissimo per la svolta di ieri al Tar, Graziano Bullegas, a Sant'Antioco uno dei promotori del comitato isolano no-radar, segretario sardo d'Italia Nostra, lancia però accuse al governo nazionale e a quello regionale. «Si cerca di bloccare la rivolta contro una nuova militarizzazione delle nostre coste - afferma - Almeno la giunta e il consiglio, da Cagliari, dovrebbero ribellarsi: invece si mostrano ancora una volta succubi nei confronti di scelte fatte altrove».

giovedì 28 luglio 2011

-SARDINIA REGGAE FESTIVAL .AJOO!!!!-

Luciano (fonte: Gregg at en.wikipedia.org)
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mercoledì 27 luglio 2011

COSA VOLETE ANCHE IL SANGUE!!(SCIACALLI)

Due turisti emiliani fermati in Sardegna con 80 tartarughe nell'auto

Cercavano di lasciare l'isola con ottanta testuggini nascoste nel bagagliaio, ma sono stati fermati al porto di Golfo Aranci. I due turisti sono stati denunciati
  GOLFO ARANCI. Tentavano di lasciare la Sardegna con circa ottanta testuggini, di varie specie tipiche dell'isola, nascoste nell'auto. Una coppia di turisti emiliani è stata bloccata e denunciata dai carabinieri a Golfo Aranci, in Gallura, mentre si imbarcava sul traghetto diretto a Livorno. Durante un servizio di controllo nel porto, i militari, fermati i due, si sono insospettiti per la quantità eccessiva di bagagli trasportati nell'auto.

Nel corso della verifica, dopo aver udito dei flebili rumori provenire dal portabagagli, i carabinieri hanno scoperto gli animali dentro alcuni sacchi. Sono state recuperate 7 testudo hermani, 23 testudo marginata, 50 emys orbicularis (o testuggine palustre).

I due turisti sono stati denunciati a piede libero maltrattamento di animali, cattura, prelievo, detenzione di specie animali selvatiche protette, trasporto di esemplari di specie protette e trasporto di esemplari animali senza licenza. Le testuggini sequestrate, dopo che saranno accertate le loro condizioni, verranno liberate(LASCIATE TUTTO CIO CHE TROVATE IN TERRA SARDA!!SCIACALLI)
26 luglio 2011

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La centrale Galsi a Vena Fiorita La società è pronta al dialogo, ma porta avanti gli espropri!!

 
 OLBIA. Una vampata incendia il sonnolento viaggio del gasdotto verso la Sardegna. La lenzuolata di terreni da espropriare da Porto Botte alle Saline ha scatenato la rivolta. Come se di colpo ci si fosse svegliati dal sonno di massa. Dalla grande illusione che la centrale del gas fosse svanita tra primavere nordafricane e crisi mondiali. Ma il progetto Galsi ha sempre goduto di salute e in questi mesi è andato avanti.  Per prima cosa il progetto ha ottenuto il via libera dal ministero dell'Ambente. La valutazione sull'impatto dei 280 chilometri di tubo del gas che affetta in due l'isola per inabissarsi nel Tirreno è positiva. A questo punto era inevitabile la pubblicazione dell'avviso degli espropri. La rivolta della politica ha il riflesso stizzito di chi ha preso uno schiaffo in faccia. Tutti un po' si erano convinti che il tempo per la discussione ci fosse. Tutti tranne Galsi, che con calma ha portato avanti il suo piano. La centrale sorgerà a Vena Fiorita. Il progetto è stato approvato dal Ministero. E anche la delibera del consiglio comunale, che si opponeva alla scelta di quel sito, sembra insufficiente, non c'è una alternativa, e superata dagli eventi. Galsi non rilascia dichiarazioni ufficiali, ma fa capire di essere disponibile al dialogo con l'amministrazione. E che in fondo il signore del gas in questi mesi è stato costretto ad andare avanti da solo perché in Comune a Olbia sono mancati sindaco e maggioranza. Dopo la presentazione in municipio nel 2008 del progetto che prevede la creazione di una centrale da 18 ettari con edifici alti 15 metri immersi nel verde e circondati da alberi, il piano è andato avanti. Ha superato tutti gli ostacoli. La rivolta del senatore Gian Piero Scanu, Pd, e del presidente nazionale dell'Upc Antonio Satta, che hanno promesso battaglie di piazza, rischiano di essere tardive. Ma anche una scelta della maggioranza portata al tavolo delle trattative con Galsi dal sindaco Gianni Giovannelli potrebbe non avere abbastanza forza per fermare una macchina già in corsa.  In autunno ci sarà la conferenza di servizi definitiva con il progetto che ha già avuto il via libera dal ministero. Poi a gennaio tutti i proprietari dei terreni espropriati saranno incontrati, uno per uno, da Galsi.  La condotta che attraversa per 280 chilometri la Sardegna, fa gli ultimi 15 nel territorio di Olbia. A Vena Fiorita è prevista la costruzione di una centrale di compressione con edifici alti 15 metri. I tecnici di Galsi garantiscono che la centrale inquinerà meno di una cucina a gas, 2,6 microgrammi di ossido di azoto per metro cubo. Giurano anche che sarà silenziosissima, solo 42 decibel, il suono di una notte estiva in campagna. Nella stazione il gas sarà compresso fino a 200 bar e inviato per altri 275 chilometri oltre il Tirreno. All'uscita dalla centrale, dentro il tubo che ha un diametro di un metro e 20 centimetri, scorrerà metano ad alta pressione e a una temperatura di 50 gradi. La condotta sarà interrata sotto un metro e mezzo di terra. Da Vena Fiorita attraverserà le Saline. Ma Galsi vuole evitare di arrivare al braccio di ferro con l'amministrazione e spera in un accordo figlio del dialogo, per questo continua a lanciare messaggi di apertura e dialogo, mentre pubblica i bandi per l'esproprio.
26 luglio 2011
 

giovedì 21 luglio 2011

"TOLLERANZA ZERO!"PRENDIAMO ESEMPIO!

Parcheggi fuori norma ma sulle spiagge del Sinis è una pioggia di multe

Gli ausiliari incaricati dall'Area marina scelgono la via della tolleranza zero a Is Aruttas e San Giovanni
di Claudio Zoccheddu
 CABRAS. I parcheggiatori mostrano i muscoli. La discutibilità dei parcheggi a pagamento lungo le coste del Sinis è stata spazzata via con una raffica di multe. Martedì sera gli ausiliari del traffico in servizio tra Is Aruttas e San Giovanni di Sinis hanno staccato circa 40 ricevute per altrettante ammende mettendo in campo la via della "tolleranza zero".   Le infrazioni riscontrate dai controllori dei parcheggi sono le più disparate: soste non pagate, tagliandi non esposti e auto parcheggiate in zone di divieto. Un'azione che ha sollevato la reazione dei presunti trasgressori che, appena ricevuta la multa da 39 euro, hanno invaso l' ufficio della ditta Ampere (quella che gestisce i parcheggi a pagamento per conto dell'Area marina protetta) per chiedere conto della pioggia di contravvenzioni. Una visita del tutto infruttuosa che è toccata anche a chi ha scelto altre vie. Il comando della polizia municipale, ad esempio, si è tirato fuori dalla questione: «Non abbiamo niente a che vedere con le contravvenzioni comminate nelle zone interessate dal parcheggio a pagamento - ha detto il comandante, Franca Scanu -: quegli stalli sono gestiti dagli ausiliari della sosta in servizio per conto della ditta appaltatrice».  Quindi, anche l'ente appaltatore, l'Area marina protetta, dovrebbe conoscere i motivi di una dimostrazione di forza che ha stupito tutti. Invece, non è così: «Non ne sapevo nulla - ha commentato il direttore dell'Amp del Sinis, Lorenzo Mascia -, posso solo dire che, se i parcheggi non rispettano le normative vigenti, la colpa non è nostra. Per sistemare paletti e cordonate siamo in attesa di ricevere l'autorizzazione da parte degli uffici regionali che si occupano della tutela del paesaggio. Senza il nulla osta non possiamo procedere». Quindi, l'assoluta incompletezza dei parcheggi lungo le coste del Sinis sarebbe dovuta solo ed esclusivamente alla lentezza delle autorizzazioni regionali.  Intanto le soste vengono pagate (eccezion fatta per i quaranta presunti trasgressori pizzicati martedì sera) su parcheggi che potrebbero sembrare del tutto fuori norma. La lista delle mancanze è lunghissima ma chi non paga rischia comunque la multa. Una situazione paradossale che dovrebbe richiamare l'attenzione, ad esempio, delle associazioni che tutelano i diritti dei consumatori. Anche perché, a quanto pare, la linea della tolleranza zero è destinata a durare.

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"COSTAS"MERDALDA"


8 luglio 2011


ARZACHENA, Costa Smeralda: una fogna. Allarme liquami, 20 zone a rischio inquinamento


Da L'Unione Sarda Venerdi  8 Luglio 2011
Gallura

Arzachena. 

La nuova stazione di pompaggio dei reflui è ancora fuori uso

Costa Smeralda: una fogna

Allarme liquami, 20 zone a rischio inquinamento

Venerdì 08 luglio 2011
La situazione di allarme ambientale scatena la polemica. I consiglieri di opposizione attaccano l'amministrazione: «La Giunta non ha fatto nulla per evitare questo danno».
Sole, mare limpido e puzza di fogna. Il peggior biglietto da visita per la Costa Smeralda, alle prese anche quest'anno con il problema dei liquami. Sono più di venti, tra Porto Cervo e le borgate circostanti, le aree ad alto rischio, dove le condotte fognarie oramai non reggono più. Una situazione da allarme rosso, che scatena subito la protesta dei consiglieri comunali di opposizione. «La fuoriuscita dei liquami fognari è un problema dannoso per l'ambiente e la nostra economia turistica - attacca il capogruppo di minoranza, Alberto Ragnedda - In tutto il territorio comunale ho contato venti punti in cui si rischia l'emergenza da un momento all'altro. Tutti in zone frequentate dai turisti: ad Arzachena e Cannigione, La Conia, Porto Cervo e Baja Sardinia».
LA SITUAZIONE Da anni la stazione di sollevamento, gestita da Abbanoa, va in tilt. E in più, gli addetti alla manutenzione di una ditta privata, hanno deciso di incrociare le braccia per non aver percepito lo stipendio. Anche l'amministrazione comunale ha sollecitato l'interessamento dell'Autorità d'ambito, dopo l'ennesimo guasto che pochi giorni fa ha mandato in tilt la stazione che raccoglie i liquami che arrivano da La Conia. Sollecitazioni a parte, nelle borgate smeraldine la puzza di fogna è un incubo quotidiano. «Anche se l'ente gestore è Abbanoa - commenta il consigliere di opposizione - l'amministrazione comunale aveva il dovere di vigilare sui lavori per la realizzazione del nuovo impianto di sollevamento a Cannigione. È costato 400mila euro, ma ancora non funziona. Il paradiso dei bagnanti e dei vacanzieri è minato dall'esplosione continua delle fogne. Al contrario di quanto promesso dal sindaco il problema è irrisolto».
LA POLEMICA L'alibi di Abbanoa per Alberto Ragnedda non salva l'immagine del territorio e non evita il danno ambientale. Inevitabile la polemica politica. «La maggioranza, che ormai non è più tale, non è più in condizioni di programmare e pianificare il futuro del comune di Arzachena - rincara la dose Alberto Ragnedda - Per quanto riguarda i gruppi che compongono il nostro grande progetto politico è venuto il momento di pensare al futuro del territorio, includendo quanta più gente possibile: gruppi, associazioni e partiti con la sola condizione che abbiano la volontà di cambiare il modello politico ed amministrativo del paese».
I DANNI AL TURISMO Ragnedda ricorda come la comunità abbia superato con coraggio i momenti difficili e come stia affrontando l'attuale crisi del settore turistico e il calo delle presenze: «Ma non possiamo continuare a trascurare il decoro, il rispetto e la tutela dell'ambiente. Anche la raccolta dei rifiuti crea un danno di immagine, che si aggrava di anno in anno. I cassonetti non vengono neppure lavati, tanto meno disinfettati».

Walkiria Baldinelli




permalink | inviato da portocervo il 8/7/2011 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

(Fatevi iol bagno nella cacca!!!L'importante e'apparire no!!AAAAAA!!!!!)
E'vero che i quattro mori sono bendati...Ma l'odore?????

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"NORADARSARDEGNA"

No Tav - Importante video sulle violenze della polizia durante l'assedio del 3 luglio


Rilanciamo l'invito a dare massima diffusione a questo video.

fonte: http://lavallecheresiste.blogspot.com


In un video inedito vengono raccontate le immagini che mancavano della giornata del 3 luglio alla Maddalena no tav di Chiomonte. Siamo sul fronte Ramats dietro il museo archeologico della Maddalena di Chiomonte e il prato inquadrato è l'area archeologica vera e propria dove erano custodite due tombe del neolitico. In un primo tempo si vedono i manifestanti fermati che vengono brutalmente pestati a freddo dagli agenti che lontani dai luoghi di contatto con i manifestanti si sfogano con bastoni calci e manganelli. In un secondo tempo si vedono gli agenti raccogliere delle pietre a terra per poi lanciarle verso i manifestanti. In un terzo tempo ancora si vede una ruspa cingolata ed un camion idrante che impunemente passano sulle tombe preistoriche e vengono dirette verso i manifestanti nel bosco.

guarda il video

domenica 17 luglio 2011

"PEU"TIK"BENALONGA.(PIXEL)THONGA NOA.

PeU

17 Luglio 2011 pixel Nessun commento
PeU-1low

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venerdì 15 luglio 2011

"CASO PINTADERA RISOLTO"!!

venerdì 4 febbraio 2011

La navicella e la pintadera scomparsa

di Atropa Belladonna

Una splendida e, credo, inusuale pintadera, troneggiava l'estate scorsa all'Antiquarium di Oristano. Il diametro era sui 25 cm. Talmente bella e talmente scritta che mi era venuta voglia di rivederla, sabato scorso, in attesa della conferenza di inaugurazione del II corso di epigrafia nuragica. Però la pintadera non c'era più: qualcuno sa dove si trova esposta ora e dove è stata rinvenuta? Ne posseggo 4 foto, due fatte da me e due da un amico, ma non della didascalia.
Non ho pensato che si potesse togliere dalla mostra un oggetto così straordinario, ed ho peccato d'ingenuità. Per la verità in quel museo di nuragico non è rimasto quasi nulla, giusto un paio di faretrine ed un pugnaletto. Però ho rivisto la barchetta di Sextus Nipius, quella trafugata e riprodotta per il museo tattile. E confermo che la scritta è solo sulla fiancata, una seconda sul fondo non c’è. Dal che possiamo forse concludere che le navicelle di Sextus erano effettivamente due.
E chissà quante altre, perché se ti becca il vizio delle navicelle nuragiche con monogramma, non ti lascia più. Colma di disappunto per non aver rivisto la pintadera, al cui centro troneggia un bel lamed, mi sono rifugiata in buona compagnia in un bar pasticceria, dove ho avuto l'esperienza sublime della mia prima zeppola. Temo che prenderò il vizio come Nipius con le barchette.

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"L'ignoranza non a confini e'neanche livelli sociali!"

Sopralluogo sul rogo a Porto  Istana: Miracolo che non ci siano morti

Sopralluogo sugli incendi:
"Miracolo non ci siano morti"

"E' solo un miracolo se ieri a Porto Istana non c'è stato il morto". La constatazione è stata fatta da Giancarlo Muntoni, direttore dell'Ispettorato Forestale di Tempio, durante il sopralluogo cominciato all'alba in Gallura sui terreni...!PIROMANI E'LA FINE CHE FARETE!!IGNORANTI

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mercoledì 13 luglio 2011

"Oscar Whild"

E'meglio tacere e' far credere di essere stupidi!
che  aprir bocca e' togliere ogni dubbio!!

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"OLBIA SICURA??"ARTIGLIERIA RESIDUI BELLICI"

Ma ci rendiamo conto che dopo alcuni episodi in pieno centro citta di attentati dinamitardi.
Ci siano luoghi come la vecchi artiglieria di olbia,che non soltanto in visibile stato "D'ABBANDONO", 
e" INCUSTODITO"!Ma da qualche tempo qualche povero innocente senza nulla dimora residieva all'interno!
Dato i residui bellici alla portata di mano di tutti,cosa aspettiamo sempre il peggio?
""""OLBIA SICURA"""???????????? 

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martedì 12 luglio 2011

"OLEANDRO KILLER"

Mi raccomando, dopo qualsiasi intervento sull’oleandro lavatevi accuratamente le mani o, ancora meglio, usate i guanti: ogni parte di questa pianta (rami, foglie, fiori e semi) è velenosa e se ingerita può causare problemi di avvelenamento fino a gravi ripercussioni cardiache. Vi consiglio pertanto di stare attenti a che bambini o cuccioli di cane non mettano in bocca parti di questa pianta. Evitate anche di bruciare i residui delle potature poichè anche l’inalazione dei fumi può essere nociva."PedrU PedraS"

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domenica 3 luglio 2011

Il Dono al pozzo Sacro"PedrU PedraS"Gesuino Deiana.Mario Pischedda

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sabato 2 luglio 2011

le mie sculture"OSSIDIANA"PedrU Pedras"

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