venerdì 29 luglio 2011

-NO RADAR-NO RADAR-!!!!!!!!

Il Tar estende lo stop ai radar e ora il governo è nella bufera

Mentre infuria la protesta per le mancate risposte del governo, il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna ha sospeso sino a ottobre la costruzione di radar a Sant’Antioco e Fluminimaggiore
di Pier Giorgio Pinna SASSARI. Il Tar estende lo stop ai radar: dopo Tresnuraghes, lavori bloccati sino al 5 ottobre a Fluminimaggiore e a Sant'Antioco. Pausa di riflessione, in attesa di una pronuncia sul merito. Esultano i comitati contro le installazioni, considerate a tutti gli effetti «nuove servitù militari lungo la costa ovest dell'isola». Ma certo non con il governo: accusato - per le mancate risposte alle interrogazioni dei deputati democratici Caterina Pes e Giulio Calvisi - di lasciare indefinita la questione. E non basta. Dai presìdi nati dalla Nurra sino all'Iglesiente arrivano critiche per la giunta regionale: «Non fa nulla per schierarsi in difesa dell'ambiente e della salute».

Dice l'architetto sassarese Stefano Fois, che sotto il profilo paesaggistico ha studiato il caso dall'inizio partendo da Sant'Antioco per risalire via via a nord: «Gli sviluppi arrivati da Roma confermano la sensazione di assenteismo e silenzio avvertita in questi mesi. Si è presentata l'operazione in una chiave minimalista. La si è spacciata come l'esigenza di contrastare flussi migratori clandestini, facilmente controllabili attraverso i satelliti. In realtà, si voleva evitare che si sollevassero opposizioni contro la nascita di altre servitù». Un tentativo non riuscito. Soprattutto dopo che l'ammiraglio Usa alla guida della Nato nell'Europa meridionale e in Africa ha spiegato al vertice della Maddalena il 4-5 luglio che la sorveglianza radar nel Mediterraneo va intensificata per ragioni di sicurezza militare. Un riferimento indiretto ma evidente alla Sardegna. Così ora, dopo che da Roma non sono giunti i chiarimenti, i comitati rincarano la dose delle loro accuse.

Dall'Argentiera, uno dei centri scelti a suo tempo per l'installazione delle apparecchiature, Claudio Demontis informa che i membri dei vari presìdi stanno consultandosi «per varare un unico documento sulle recenti evoluzioni». «In ogni caso - sostiene - la nostra posizione, supportata dal sindaco e dall'amministrazione di Sassari, resta uguale: siamo contrari a quest'iniziativa per ragioni ambientali e per le caratteristiche del terreno dove si vorrebbe fare l'intervento». «Le mancate risposte del governo, del resto, assomigliano tanto a quelle della Giunta Cappellacci - aggiunge - Nessuno ci convoca. Vorremmo spiegare i problemi, evitare strumentalizzazioni, tenere una sola linea. Ma non ci danno l'opportunità per farlo». «L'unica consolazione è che sembra siano stati perduti i contributi agevolati per i lavori - conclude Demontis - Ma sono coinvinto che faranno di tutto per recuperarli».


Claudia Cossu, da Tresnuraghes, incalza: «In parlamento il ministro Vito si è limitato a dire cose che conoscevamo già o a non rispondere. Meno male che c'è la sospensiva del Tar. Dalla giustizia amministrativa ci si può attendere qualche soluzione. Se non ci sarà, ci rivolgeremo a Bruxelles. Col benestare della Regione, si sta creando una contraddizione: dato che le nostre aree sono tutelate a livello ambientale dalla Ue, come si giustifica che oggi con i radar l'Europa cerchi di salvaguardare altri suoi interessi del tutto stridenti con i primi». Critiche bipartisan al governo («Un ministro per niente informato») e al deputato Caterina Pes («La sua posizione è stata troppo debole») da Paola Angius, che a Capo Pecora segue il movimento sul fronte di Arbus e Fluminimaggiore. Angius non lesina accuse allo stesso Pd: «Dopo che il senatore Antonello Cabras ha difeso la necessità di queste installazioni nell'assemblea Nato alla Maddalena, mi sembra che il partito sia diviso in due anime diverse: tutto ciò è espressione di debolezza».

Soddisfattissimo per la svolta di ieri al Tar, Graziano Bullegas, a Sant'Antioco uno dei promotori del comitato isolano no-radar, segretario sardo d'Italia Nostra, lancia però accuse al governo nazionale e a quello regionale. «Si cerca di bloccare la rivolta contro una nuova militarizzazione delle nostre coste - afferma - Almeno la giunta e il consiglio, da Cagliari, dovrebbero ribellarsi: invece si mostrano ancora una volta succubi nei confronti di scelte fatte altrove».

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